Einstein - Risolvere Problemi

 
 

Nessun Problema può essere Risolto allo stesso livello di Coscienza a cui è stato Creato. Questa è una citazione molto famosa di Einstein, (*) spesso citata perché bella e affascinante, ma ha una sua profondità particolarmente intrigante.

Già, i problemi accadono nel mondo reale. E accadono perché vengono creati o rilevati continuamente. Problemi di comunicazione con le persone, problemi nelle trattative, problemi nella produzione, problemi nell’approvvigionamento, problemi nel reperire risorse, problemi nel gestire l’ansia e il rifiuto, problemi nel mantenimento delle infrastrutture, e chi più ne ha più ne metta.

Ma se ragioniamo e identifichiamo come si sviluppano i problemi, notiamo facilmente che lo stato di COSCIENZA (stato mentale) al quale si creano è spesso uno stato di estrema focalizzazione sul singolo risultato, e spesso associati a conflitto e mancanza di ascolto e visione ampia del mondo attorno a noi.

Questo è infatti uno stato molto buono per ottenere risultati. E’ lo stato in cui il pilota viaggia in gara, lo stato in cui facciamo il nostro lavoro alla grande, lo stato nel quale siamo più produttivi.
Ma questo stato funziona entro certi limiti dati dalle nostre risorse, dai limiti dell’ambiente e dalla negoziazione con le altre persone. Spingendo oltre, si entra nel campo dei conflitti, talvolta con gli altri (conflitto), talvolta con noi stessi (stress), o addirittura con il mondo fisico. Lo stiamo notando, forse, con il cambiamento climatico.

Si perché quando siamo di fronte ad un problema ecco che è necessario cambiare marcia. Andare avanti infatti potrebbe non essere più utile, come il pilota che davanti si trova il muro.

E’ necessario quindi prendersi una pausa, allargare il focus dell’attenzione, gestire il problema. Con l’ascolto.

Fermarsi
Quando raggiungiamo uno stop, rileviamo un problema, fermiamoci.
Facciamo una pausa forzata. E’ vero, rischiamo di perdere tempo, magari produzione, risorse, vendite se ci fermiamo, ma se non ci fermiamo potremmo rischiamo molto di più.
Se procediamo come niente fosse sarebbe come guidare con una gomma bucata. Non possiamo ripararla mentre siamo guidando.

Mettiamoci in uno stato potenziante
Spesso quando ci fermiamo ci sentiamo stressati, agitati, incattiviti, cercando di trovare una soluzione nel miglior tempo possibile. Notare che spesso siamo arrabbiati e incattiviti con una parte di noi stessi, un pò come se fossimo il boss che si arrabbia con il collaboratore che non risolve il problema nel tempo più breve possibile. E tanto il boss che il collaboratore -notare- siamo noi. Figuriamoci in che stato siamo.

Purtroppo questo stato funziona solo se il problema è già noto e sappiamo come risolverlo, ma non ci permette di accedere alle nostre migliori risorse di problem solving né di problem fixing.

Può aiutare prendersi qualche minuto di riposo, qualche respiro profondo, una breve passeggiata, una chiacchierata con un conoscente. O magari una breve sessione di mindfulness o di rilassamento.

Ascoltiamo 
Quando siamo entrati in uno stato riflessivo più elevato (livello di onde cerebrali tendente ad alpha) siamo maggiormente in grado di vedere che sta succedendo. La big picture. La situazione generale e cosa potrebbe essere accaduto. Notando i sintomi (quello che vediamo) e ipotizzando le cause (quello che sta sotto).

In questo stato siamo più creativi e dopo una buona riflessione, e magari una discussione con colleghi e conoscenti, possiamo comunicare a ipotizzare delle soluzioni che ci portino fuori dalle secche.

Perché per l’appunto, possiamo risolvere un problema solo ad un livello di coscienza decisamente diverso da quello in cui si è presentato o creato.

Andrea Avosani – Focuspoint

 

(*) Einstein parlava nel 1946 in questi termini dei problemi aperti dalla creazione della Bomba Atomica.

“a new type of thinking is essential if mankind is to survive and move toward higher levels”

Infatti lui, assieme ad altri scienziati come Szilard, aveva suggerito agli USA di intraprendere il programma nucleare a causa del rischio che ci arrivassero prima i tedeschi. Poi la stessa presenza della bomba divenne il vero problema, con il quale conviviamo tuttora oggi.

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